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Raduno dell'organizzazione del KKE dell'Attica per i lavoratori greci e immigrati

Il virus è il capitalismo. Lotta unitaria dei lavoratori greci e immigrati in difesa dei nostri diritti. Il socialismo è necessario e attuale

Anche quest'anno il parco di Fix ad Atene è divenuto un luogo di incontro per i lavoratori greci e immigrati, in occasione dell'evento organizzato dall'organizzazione del KKE dell'Attica, per il diciannovesimo anno, con lo slogan «Il virus è il capitalismo. Lotta unitaria dei lavoratori greci e immigrati in difesa dei nostri diritti. Il socialismo è necessario e attuale!».

«Lavoratori greci e stranieri uniti», «Il socialismo è una boccata d'aria, il capitalismo ci soffoca» e «Il nostro futuro non è il capitalismo, è il mondo nuovo del socialismo»: ecco alcuni degli slogan ascoltati al parco di Fix. Erano presenti lavoratori immigrati delle fabbriche, lavoratori agricoli che operano in condizioni di lavoro inaccettabili e lavoratori immigrati del settore tessile. Hanno partecipato anche rappresentanti delle comunità migranti di Paesi quali Afghanistan, Uganda, Sudan e altri. È stato predisposto anche un campo giochi in cui i bambini dei lavoratori greci e stranieri hanno potuto trascorrere il loro tempo in attività creative.

 

Greek and Immigrant Workers 2020

 

All'evento è intervenuto Kostas Papadakis, membro del Comitato Centrale del KKE e del MEP. Nel suo intervento, K. Papadakis ha dichiarato:

Cari compagni e amici,
Lavoratori, lavoratori autonomi, giovani, immigrati, profughi,
Da questa tribuna desideriamo ancora una volta unire le nostre voci a quelle delle decine di organizzazioni sindacali e di massa del movimento dei lavoratori in lotta, e chiediamo qui e ora che il governo ritiri immediatamente il suo assurdo progetto di legge sulle manifestazioni.

19 anni fa, in questo luogo ormai familiare, il parco di Fix, il KKE e l'organizzazione di Partito dell'Attica lanciarono una nuova iniziativa, un incontro dei lavoratori greci e immigrati. Questo evento, organizzato entusiasticamente dai comunisti, rappresenta oggi un'istituzione stabile. È un incontro politico-culturale organizzato dal KKE sulla base dell'internazionalismo proletario e della solidarietà di classe, due dei principi fondamentali che guidano il cammino e l'azione del KKE, il partito della classe operaia del nostro Paese.

La lotta del KKE per i diritti degli immigrati, che sono parte integrante della classe operaia del nostro Paese poiché risiedono e lavorano qui, e la lotta unitaria dei lavoratori greci e immigrati contro il razzismo e la xenofobia, costituiscono un'azione dal profondo significato di classe. L'unità dei lavoratori e la lotta unitaria contro il nemico comune - il capitale - sono una pre-condizione necessaria per consentire ai lavoratori di reagire in modo efficace all'attacco del nemico, e a maggior ragione per rovesciare il regime dello sfruttamento e per divenire padroni della ricchezza che producono e raggiungere il potere.

Nel corso di questi anni, questo evento è stato fatto proprio da migliaia di lavoratori locali e immigrati, profughi e loro familiari, che trovano in esso un'occasione per esprimere le loro richieste, discutere i loro problemi e necessità e guardare al futuro, a un mondo privo di sfruttamento e di sfruttatori. Perché ciò che ci ispira è un'autentica solidarietà internazionalista e proletaria, la lotta unitaria dei popoli, e lo slogan «proletari di tutti i Paesi, unitevi». In tutti questi anni, gruppi musicali composti da greci e da immigrati, associazioni e comunità migranti si sono espressi e hanno dato vita a eventi, informandoci sugli sviluppi pericolosi in atto nei loro Paesi d'origine, facendoci conoscere la loro cultura, la loro lingua e le loro preoccupazioni.

Questi eventi hanno superato la prova del tempo perché rappresentano la prosecuzione e il culmine di un lavoro e di uno sforzo serio, costante e quotidiano da parte delle organizzazioni del KKE di Atene, nei luoghi di lavoro, nei quartieri operai e nei campi profughi, che mira a intervenire in merito ai problemi e alle condizioni di vita dei lavoratori greci e immigrati e dei profughi, contro lo sfruttamento capitalista; a respingere la repressione dello Stato e il terrorismo dei datori di lavoro; a denunciare e a colpire i gruppi criminali, le reti dei trafficanti e le ONG, in modo tale che i lavoratori, a prescindere dalla nazionalità, dall'etnia, dal colore e dalla religione non debbano più avere paura; a mobilitarsi nell'ambito dei sindacati; a lottare insieme, a partire dai loro diritti fondamentali che vengono loro negati e dai bisogni che non vengono soddisfatti; a conseguire una direzione e uno scopo nella loro esistenza, rovesciando il sistema dello sfruttamento, cioè il potere dei capitalisti. Continueremo senza compromessi lungo questo cammino.

In questi giorni, le manifestazioni - che vengono dichiarate inefficaci e superflue - sono nel mirino del folle disegno di legge sottoposto al voto dal governo di Nea Dimokratia. Il governo tenta di congelare il diritto del popolo lavoratore a mobilitarsi, diritto per il quale il popolo ha versato sangue in abbondanza.

Non ci lasciamo ingannare dalla loro pretesa di «rimettere le cose in ordine», dalla loro falsa preoccupazione per assembramenti di 30-40 persone nel centro cittadino - dato che il centro non è mai stato chiuso ad assembramenti di questo tipo.

Il loro è un pretesto - hanno paura di manifestazioni ben più numerose, tremano sapendo che una marea di persone si solleverà certamente contro di loro. Il loro obiettivo è colpire tutte le proteste e diffamare le lotte. Sanno bene che le persone determinate e organizzate non hanno mai chiesto alcun permesso per rivendicare i propri diritti, e quindi rifiutano i divieti e le assurdità quali questo progetto di legge. Nemmeno un bambino crederebbe che la fiacchezza delle imprese, il traffico e i ritardi nel centro città sono da attribuire alle manifestazioni, dato che la gente sta vivendo esattamente gli stessi problemi anche nelle periferie. La vera sofferenza non trae origine dalle proteste, ma dalla miseria, dalla tassazione esagerata, dai pessimi e costosissimi mezzi pubblici stracarichi di passeggeri in piena pandemia - la cosiddetta «Grande passeggiata di Atene» del sindaco Bakoyannis, da cui trarranno vantaggio i grandi albergatori e i proprietari dei grandi negozi.

Ma il progetto di legge non si limita alle manifestazioni - si spinge perfino oltre... Hanno escogitato un piano a lungo termine. I governi di ND e di SYRIZA hanno adottato da tempo la strategia profondamente reazionaria dell'UE contro il radicalismo, contro qualunque idea e iniziativa radicale, tentando insidiosamente di mescolare le iniziative dei comunisti e dei lavoratori con i loro sermoni contro il «terrorismo», i gruppi jihadisti, le bande fasciste eccetera, e tirando in ballo anche forme di violenza esistenti come quella domestica e quella nelle scuole. Naturalmente, questa azione deliberata punta anche a prendere di mira gli immigrati e i profughi come potenziali terroristi.

Seguendo i parametri dell'UE, il progetto di legge prevede anche meccanismi reazionari per l'attuazione di questi pericolosi obiettivi. Mediante la polizia e l'Europol, gli spioni nazionali e internazionali organizzano il monitoraggio via Internet, coinvolgendo i municipi e strutture di «consulenza» contro le idee radicali, a partire dalla scuola, dalle università finanziate dalle istituzioni e dal programma Erasmus, per arrivare infine ai luoghi di lavoro, con l'obiettivo di tenere lontane le nuove leve della classe operaia dal movimento comunista, rivoluzionario e di classe. Solo una settimana fa, l'Europol ha espresso «preoccupazione» per il fatto che perfino la quarantena domestica potrebbe rafforzare la radicalizzazione.

La criminalizzazione dell'ideologia e della pratica radicale e quindi comunista è una linea politica ufficiale dell'UE. Nell'annuale rapporto UE, le proteste popolari erano citate tra i «rischi per la sicurezza» a cui fare fronte. L'assurdo progetto di legge si iscrive in questo solco reazionario, presentando provocatoriamente la partecipazione alle mobilitazioni come un'attività potenzialmente «criminale» e «pericolosa» che pregiudica la vita sociale ed economia del Paese. Ma la vita sociale ed economica del Paese che viene pregiudicata comprende i lavoratori disoccupati, licenziati o sottopagati, i dipendenti a contratto, i moderni schiavi del commercio, i lavoratori autonomi greci o immigrati costantemente insicuri e costretti a fronteggiare il rischio di dover chiudere la propria attività, gli immigrati che vengono buttati fuori senza alcun indennizzo, i lavoratori in cassa integrazione (oltre mezzo milione), le persone che ottengono un appuntamento per una visita o per cure mediche dopo tre o più mesi di attesa, e i greci che emigrano all'estero perché disoccupati.

In tal modo, il governo mira a sottrarre al popolo il diritto di manifestare, consegnandolo alla polizia, a cui i criteri «flessibili» permetteranno di proibire le manifestazioni anche in via preventiva, dopo averne valutato lo scopo e il contenuto. Chiunque prenderà parte a una manifestazione vietata rischierà per questo un'imputazione di reato. Perfino la possibile partecipazione a una manifestazione verrà valutata in anticipo. I provvedimenti reazionari contro l'«organizzatore» della manifestazione preparano il terreno per azioni di provocazione e per i ben noti «incidenti» creati ad arte nelle mobilitazioni, direttamente guidati dallo Stato e dalle strutture parastatali. L'obiettivo è disperdere le manifestazioni con i divieti, con l'uso di sostanze chimiche o con la persecuzione e lo strangolamento finanziario di sindacati, organizzazioni di massa eccetera.

Il KKE e il PAME non si lasciano ingannare dalle false adulazioni - «Voi siete organizzati», dicono; «il problema sono gli altri». Le organizzazioni di movimento sparse non hanno mai dato preoccupazioni alla borghesia, così come la mafia sindacale dei padroni del GSEE e con i suoi attivi agenti provocatori. La borghesia li ha sempre avuti in tasca. Il suo eterno bersaglio, il suo vero nemico, è il movimento organizzato e disciplinato di massa, determinato, comunista e di classe.

Ciò ha trovato una chiara conferma nello straordinario e possente raduno del 1° Maggio, che con la sua «disobbedienza organizzata» è giunto all'orecchio di ogni lavoratore in ogni angolo del mondo, mentre la borghesia e il governo continuano a vomitare bile anti-comunista e idiozie di ogni genere. Quanto alle «perle» della pseudo-opposizione di SYRIZA, sono un insulto alla nostra memoria e alla nostra intelligenza. Perché è stato il governo di SYRIZA a imporre, per ordine dei banchieri, il divieto di manifestare contro i pignoramenti, facendone un concetto legale a sé, e le restrizioni al diritto di sciopero di cui sta approfittando oggi ND.

Come dimenticare che negli anni in cui loro sono stati al governo sono state prese numerose decisioni sugli scioperi illegali o non autorizzati? Come dimenticare i cannoni ad acqua e i pestaggi ai danni di scioperanti e pensionati? Come dimenticare i tribunali rurali, i tribunali studenteschi, il giornale «Avgi» che strepitava sugli scioperi accusati di creare ingorghi caotici? In ogni caso, è stato il governo di SYRIZA a dare inizio all'uso di «guide tascabili» e programmi «contro il radicalismo», coinvolgendo perfino i club sportivi, che rischiavano multe di ben 60.000 euro, affinché i giovani atleti non si radicalizzassero. SYRIZA ha tutto il diritto di denunciare il «furto di proprietà intellettuale» per il progetto di legge in questione, che non è che una prosecuzione della sua attività di governo.

Ritiratelo subito! È soltanto una favola quella secondo cui vi sarebbe spazio per piccoli miglioramenti in questo assurdo progetto di legge, che contiene parti copiate alla lettera da decreti della giunta militare del 1971. Vogliamo dirlo chiaramente: sarà il popolo con la sua lotta e la sua «disobbedienza organizzata» ad abrogare questa legge, così come ha fatto con molte altre analoghe nel passato. Si ingannano se credono di poter fermare il popolo, i sempre più numerosi lavoratori, immigrati, profughi che capiscono che il conto da pagare per la crisi capitalista ha scritto sopra il loro nome, e che questo mostruoso progetto di legge viene inflitto al popolo dal governo, dai partiti borghesi, dai capitalisti e dalla loro Unione Europea. Rispediamolo al mittente!

Per questo motivo, in questo periodo il sistema sta tentando, con varie manipolazioni, di confondere le acque, diffondendo l'idea che la crisi sia dovuta al coronavirus. In realtà, questa pandemia non ha fatto che accelerare una crisi che si stava già sviluppando. Prima della pandemia, i monopoli stavano accumulando enormi fortune, estorte dal lavoro e dalla ricchezza prodotta dai molti - dai lavoratori. Prima della pandemia, gli industriali e gli armatori hanno lasciato che il capitale eccessivo da loro accumulato ristagnasse, poiché non ne stavano traendo i profitti sperati. Sono questi i fattori all'origine della crisi; la causa è il sistema capitalista stesso e il suo funzionamento naturale. Per quanto denaro il governo regali ai grandi gruppi monopolistici allo scopo di tenerli in piedi, la crisi del sistema non può essere impedita.

Costoro sanno benissimo che i tre miliardi annunciati, le centinaia di miliardi del cosiddetto Recovery Fund, verranno accaparrati dai gruppi industriali e verranno pagati ancora una volta non dall'UE come amano sostenere, bensì dai lavoratori, dagli autonomi, dagli immigrati - attraverso memorandum e provvedimenti contro i lavoratori; fino all'ultimo, attraverso rapine fiscali e sfruttamento incontrollato. Se non vengono inondate di denaro - sottratto al sudore dei lavoratori - le loro fabbriche cessano le attività e chiudono i battenti.

Senza sussidi da 800 a 1600 euro, le loro Unità di Cura Intensiva non funzionano. Se gli aerei non vengono stipati di passeggeri costretti a stare gomito a gomito, le loro linee aeree non volano. Senza sussidi da 15000 euro, le loro navi non salpano. Ora sono i parassiti a dover chiedere un passaggio!

La frase «non riesco a respirare», ripetuta da milioni di persone in tutto il mondo dopo le manifestazioni di massa nella capitale del capitalismo, gli Stati Uniti, per l'assassinio di George Floyd, esprime il sentimento vissuto da tutti i lavoratori che vedono intensificarsi lo sfruttamento, che vengono «soffocati» dal fetore che emana dal sistema capitalista mentre una nuova crisi viene rovesciata sulle loro spalle. Possono tentare quanto vogliono di sfumare queste proteste per seminare confusione e disorientamento, incolpando della situazione il veleno sputato da Trump e dai repubblicani affinché i democratici ne escano puliti, in modo da poter continuare il gioco del bipartitismo negli Stati Uniti e rabberciare ancora una volta il sistema di sfruttamento.

Le profonde contraddizioni sociali e le diseguaglianze di classe che dividono la società USA, così come qualunque società capitalista, sono quanto mai evidenti.

Sono diseguaglianze che il cosiddetto «sogno americano» non è in grado di arginare o di nascondere, e che oggettivamente non possono che intensificarsi. Cercano di presentare l'accaduto come un'eccezione - ma non ci riescono, perché eventi simili, come il recente omicidio di un greco-americano e tanti altri casi di repressione poliziesca in Francia, in Belgio e in Grecia, gridano vendetta.

Qui in Grecia, infatti, sono gli stessi datori di lavoro, insieme con il loro personale di sorveglianza a passare all'azione, pagando gli immigrati con i proiettili quando questi osano chiedere di essere pagati per il loro lavoro, come a Manolada; sono episodi che non possono essere cancellati dalla memoria. E se qualcuno obiettasse che si tratta di un episodio del passato, che vada a Manolada e in molti altri luoghi della Grecia durante il periodo del raccolto, tra le migliaia di braccianti del Bangladesh, del Pakistan e di altri Paesi, che lavorano nelle stesse condizioni disperate di allora, o perfino peggiori, con 10 o 20 lavoratori costretti a dormire tutti insieme in baracche cadenti da loro affittate a 50 euro, esposti al caldo e alla pioggia, alle malattie - e ora alla pandemia.

Proprio questa settimana la polizia, dando prova della sua ben nota diligenza selettiva, si è recata in un frutteto di Maratona e ha arrestato uno studente immigrato che, a detta dei poliziotti, lavorava illegalmente e risiedeva nel Paese senza documenti - perché una ONG, pur essendo responsabile per lui, senza pagare un soldo, naturalmente, non gli aveva rinnovato i documenti dal 2016. Lo studente è stato punito - lo hanno rinchiuso nel carcere di Amygdaleza - mentre i datori di lavoro l'hanno fatta franca. Le proteste degli insegnanti dello studente dimostrano che questi aveva condotto una dura battaglia per ottenere un'istruzione, malgrado le grandi difficoltà.

Queste non sono eccezioni isolate, ma semplici esempi che illustrano come migliaia di immigrati e profughi vivono, lavorano, studiano e vengono ricattati e terrorizzati dai loro datori di lavoro, in ogni settore economico, dai fast-food alle consegne, dai supermercati all'industria leggera, dall'edilizia all'agricoltura, dalla ristorazione al turismo. Se infatti negli scorsi anni il turismo e altri settori hanno fatto profitti record sulle spalle dei lavoratori greci e immigrati, che ne hanno ricavato soltanto qualche briciola e lavoro estenuante, quest'anno ancora una volta i costi della crisi verranno scaricati sulle loro spalle.

Le trionfali dichiarazioni del governo sulla «crescita» e sui posti di lavoro che verranno prodotti dal progetto Hellinikon non possono nascondere le condizioni di lavoro schiavili che i lavoratori in questione - quanti che siano - saranno costretti a sopportate. Ciò vale sia per i lavoratori greci, sia per quelli immigrati - e in particolare per questi ultimi. Le loro vite, i loro diritti, i loro bisogni sfuggono del tutto al radar delle stime. Non compaiono nelle statistiche, anche se muoiono sul posto di lavoro, in «incidenti» sul lavoro o di coronavirus. Ma quale quarantena, quale lockdown, quale SMS possono esistere per le migliaia di lavoratori immigrati che dormono nelle fabbriche o accanto a esse, nei luoghi di lavoro che il profitto dei capitalisti ha mantenuto aperti con i lavoratori costretti a stare stipati uno sull'altro?

Siamo ancora in attesa di una risposta alla domanda posta al governo da Rizospastis, dal KKE: «Che cosa deve fare la gente per esempio nel girone infernale di Moria, con oltre 20.000 persone che ricevono acqua quattro volte al giorno, che devono farsi bastare 1 litro e mezzo al giorno a testa per placare la sete, lavarsi le mani e lavare i vestiti?»

Quali misure di distanziamento sociale possono prendere i lavoratori immigrati che ritornano dal lavoro completamente esausti e sono costretti a dormire in mini-appartamenti - veri e propri buchi - insieme a 5 o 10 altre persone, soltanto per poter sopravvivere?

Cari amici e compagni,

Le espulsioni attuate dal governo ai danni di migliaia di profughi, che avevano ricevuto il diritto d'asilo, la cessazione dei sussidi minimi concessi loro per sopravvivere, e il fatto che vengano tenuti in ostaggio e intrappolati in Grecia rappresentano una brutalità inconcepibile.

Chiediamo al governo e alla municipalità una soluzione immediata, in modo tale che nessun profugo titolare del diritto d'asilo venga gettato sulla strada; perché venga garantito loro un alloggio in appartamenti, alberghi chiusi ed edifici pubblici, con adeguate condizioni sanitarie.

Chiediamo la concessione immediata di documenti di viaggio a tutti coloro che desiderano recarsi nel Paese da loro scelto come destinazione, e la fine di questa inaccettabile condizione di prigionia. D'altra parte, le espulsioni dei profughi segnalano qualcosa di più: i profughi verranno deportati nuovamente nell'inferno della guerra, in massa e con procedure accelerate, oppure, se viene loro concesso l'asilo, resteranno qui e diventeranno carne da cannone per i datori di lavoro, le reti di trafficanti e altre organizzazioni criminali.

Una questione centrale in questa lotta è isolare i richiami razzisti e reazionari che, sotto la copertura dei «cittadini» di questa o quella sedicente «associazione», gettano la colpa sulle vittime, cioè sui profughi, in modo tale da farla passare liscia ai veri colpevoli - i governi, l'UE, il sistema stesso che crea la miseria, le crisi, le guerre e i profughi. E provocatoriamente, proprio coloro i quali hanno sprofondato il nostro popolo nella miseria, nella disoccupazione e nella povertà con le loro politiche, utilizzando i nazisti e gli altri orfani di Alba Dorata come scherani, se la prendono ora con i profughi in quanto ricevono un'elemosina di 150-200 euro. Così tentano di indurre la nostra gente a invidiare i propri fratelli e sorelle di classe per queste briciole, e al tempo stesso permettono a industriali e armatori di nuotare impunemente nei loro profitti...

Quanto all'integrazione sociale di immigrati e profughi, non può essere affidata alle municipalità, che a loro volta la passeranno - insieme a fiumi di denaro - alle ONG e alle cosiddette iniziative private. L'integrazione sociale è compito dello Stato, e deve essere attuata in modo pianificato e universale.

Da soli, la cittadinanza e il permesso di soggiorno - che costano all'immigrato molti grattacapi e denaro che deve mettere di tasca propria - non possono risolvere i problemi degli immigrati e dei profughi, che sono causati dallo sfruttamento capitalista e dall'oppressione di classe dei pochi a danno dei molti.

Questo vale in particolare per coloro che si trovano ancora nei miseri hotspot. A mesi dal lockdown e malgrado il relativo declino dei flussi di arrivo di profughi e immigrati, la situazione negli hotspot delle isole dell'Egeo, così come nei campi profughi del continente, continua a essere esplosiva e pericolosissima per le migliaia di profughi e immigrati che vi sono intrappolati, ma anche per gli abitanti delle isole, dove le carenze delle strutture sanitarie sono ancora acute. Le condizioni di vita in questi luoghi sono così miserabili e disumane che le misure di protezione e prevenzione adottate contro la pandemia appaiono ridicole.

Prima di tutto, vi è un'urgente necessità di decongestionare questi hotspot, di organizzare il trasferimento di tutti i profughi e immigrati dalle isole, assicurando al tempo stesso condizioni sanitarie adeguate e iniziando dai gruppi più vulnerabili. Il problema è direttamente legato all'urgente necessità di rafforzare il sistema sanitario pubblico, messa in evidenza dall'esperienza della pandemia. Il governo, tuttavia, con la sua politica, sta deliberatamente indebolendo la sanità pubblica a vantaggio dei profitti dei gruppi sanitari privati.

Al tempo stesso, la creazione di strutture mediche attrezzate e dotate del personale medico e paramedico necessario rimane un problema cruciale negli hotspot e nei centri di accoglienza. A ciò si aggiunge la necessità di prendere tutte le misure sanitarie e di prevenzione necessarie - disinfezione frequente degli edifici, fornitura di acqua pulita e calda, distribuzione gratuita di tutti i prodotti necessari per l'igiene personale, prevenzione del sovraffollamento eccetera.

Cari amici e compagni,

I partiti borghesi e i loro uomini tentano di dare l'idea che l'UE si sia scontrata con un muro riguardo al problema dei profughi, e che non stia facendo quasi nulla. Si tratta di un comodo mito che alimenta l'idea, falsa, che la situazione sia drammatica proprio per questa ragione, e che migliorerà con l'intervento dell'UE. Ma se la situazione è quella che è, è in primo luogo perché vengono implementate le decisioni dell'UE. È perché è in vigore l'inaccettabile accordo UE-Turchia, che intrappola migliaia di persone sulle isole, insieme al regolamento di Dublino, in base al quale i Paesi di frontiera, come la Grecia, divengono automaticamente responsabili dei richiedenti asilo, ai quali è proibito il cosiddetto trasferimento secondario verso altri Paesi UE. Tuttavia, da qualche tempo l'UE si è attivata, malgrado l'opposizione dei Paesi di Višegrad.

Un provvedimento essenziale, che trova l'accordo di tutti e viene attivamente promosso, è il drastico ridimensionamento del concetto stesso di profugo, un soggetto protetto dalle normative internazionali il cui status è stato definito nel passato, in condizioni decisamente più favorevoli ai popoli, grazie al forte intervento dei Paesi socialisti. Al contrario, il migrante economico viene immediatamente e automaticamente assoggettato alla legge capitalista della domanda e dell'offerta di manodopera, e trattato come lavoratore a buon mercato, sottomesso e privo di diritti.

Il KKE difende i diritti dei richiedenti asilo e denuncia il tentativo mirato di limitarli, e al tempo stesso difende i diritti dei migranti economici. Gli uni e gli altri sono vittime e creazioni della barbarie capitalista e delle guerre imperialiste.

Il nuovo patto europeo sulle migrazioni, oggi in preparazione, prevede già di permettere agli Stati membri - invece di accogliere i profughi e gli immigrati nel loro territorio - di rafforzare la repressione alle frontiere ai danni di profughi e immigrati, assegnando forze a una versione potenziata di Frontex - che già oggi opera come una polizia militare straniera lungo le nostre frontiere dall'Evros alle isole, con tutti i rischi che ciò implica per la sovranità del Paese, in un momento in cui la competizione tra gli imperialisti si va intensificando.

Il problema dei profughi e degli immigrati è indissolubilmente legato alla competizione imperialista e ai campi di battaglia da essa creati. Le crisi del capitalismo accrescono il rischio di conflitti generalizzati quando i rivali non trovano un accordo sulla divisione o sulla redistribuzione dei mercati e delle sfere di influenza. Non soltanto il problema dei profughi non può essere risolto dalle potenze imperialiste e dai loro governi borghesi, che avviluppano il nostro Paese in progetti pericolosi - esso viene perfino utilizzato come una pedina. Lo dimostra anche la strategia dell'UE, che ha trasformato in un business le trattative con i Paesi d'origine di profughi e immigrati.

L'UE sta concludendo accordi con Paesi terzi, utilizzando la questione dei profughi per consentire ai capitali europei di penetrare nel Medio Oriente, in Nordafrica e in Asia «contribuendo» alla ricostruzione di ciò che ha precedentemente bombardato, massacrato e distrutto insieme ai suoi alleati. Anche la borghesia turca sfrutta i profughi - tra gli altri - in modo analogo, con chiare responsabilità dei governi di ND e di SYRIZA, in modo da poter mettere in discussione confini e diritti di sovranità e, grazie alla gestione congiunta, impossessarsi di una quota proporzionale al peso politico, economico e militare della Turchia.

La partita a scacchi tra USA, Cina, UE e Russia per il controllo dei mercati trasforma i popoli e i profughi in vittime, in pedine di scambio e soprattutto in alimento per il profitto. Siria e Libia sono da molti anni aree di gravi conflitti tra interessi capitalisti che aspirano al controllo delle rotte e delle risorse energetiche.

Anche la borghesia greca è coinvolta in questi traffici, partecipando a missioni militari quale la «missione Irini» dalla denominazione provocatoria [in greco irini significa «pace»], che tiene acceso il fuoco della guerra imperialista in Libia, inviando truppe militari in Arabia Saudita e promuovendo l'installazione di nuove basi USA e NATO in territorio greco. Per questi gruppi e per i loro profitti, quindi - ma non certo per il popolo - la Grecia rappresenta una via di passaggio e uno snodo energetico. Sebbene il nostro popolo viva in un Paese ricco di risorse energetiche e di opportunità, è destinato a continuare a pagare a caro prezzo elettricità e reti digitali.

UE e NATO sono strumenti dell'intensificazione dell'antagonismo che pregiudica anche i rapporti greco-turchi. L'antagonismo franco-turco nell'ambito della NATO non riguarda certo la sovranità della Grecia - che peraltro non può essere tutelata da un conflitto di interessi franco-turco. Si rivelerà invece un «letto di Procuste», con la co-gestione di eventuali nuovi compromessi da parte del nostro cosiddetto alleato, la Francia, insieme a Turchia, Stati Uniti e Germania. Questo clima favorevole alla gestione congiunta viene metodicamente creato dai governi di ND e di SYRIZA - ex-esponenti di entrambi i governi, dopo aver scoperto l'isolato Erdogan, hanno scoperto anche... l'isolata Kastelorizo. Il governo sta celebrando l'accordo greco-italiano che prevede la riduzione dell'impatto sulle isole Ionie, e le sue sirene puntano già a utilizzarlo come base per la creazione di zone economiche esclusive a Kastelorizo o a Creta e per una piattaforma continentale basata sulla legislazione marittima internazionale.

Il dilemma tra compromesso e guerra è illusorio in un contesto capitalista, poiché chi viene estromesso dal compromesso si affretta a preparare la prossima guerra, e ogni episodio militare o zona calda conduce a nuovi accordi.

Tutto ciò conferma quel concetto di «alleanze tra lupi» il cui uso da parte del KKE è stato bollato da alcuni come ricorso a un linguaggio vecchio e superato - eppure oggi il popolo deve farvi fronte. Per questo non esistono elaborate mosse diplomatiche che possano salvare il popolo dall'impasse dovuta al fatto che il nostro Paese è coinvolto in piani imperialisti, nelle fragili alleanze dei grandi gruppi e delle loro organizzazioni. Per questo nessun dei nostri alleati-lupi ci toglierà le castagne dal fuoco.

Per questo oggi è necessario combattere perché non vi sia alcun cambiamento nei confini e nelle convenzioni e negli accordi internazionali che li definiscono, contro i piani imperialisti, contro il nazionalismo e il cosmopolitismo del capitale, per la cessazione di tutte le missioni militari greche all'estero e per la chiusura di tutte le basi USA e NATO.

Il fatto che ND e SYRIZA, insieme a KINAL e ad altri, appoggino entusiasticamente tutti questi piani imperialisti, promuovendo il costante potenziamento dei rapporti con lo Stato di Israele che assassina i palestinesi e insulta la lotta del popolo palestinese. Ciò rivela quanto sia ipocrita il loro saltuario interesse per i profughi e gli immigrati. Malgrado tutte le lacrime di coccodrillo che possono versare, rimangono loro nemici.

Profughi, immigrati,

Non importa quanti confini attraverserete - ad attendervi troverete sempre lo stesso regime capitalista sfruttatore, e come immigrati e profughi sarete sempre l'anello più debole. Confrontando la vostra patria con la Grecia, immaginate e sperate che sarà quello il vostro Paese di destinazione. Ma la vostra stessa esperienza vi insegna che non esiste una «terra promessa» già pronta. L'UE stessa lo sa bene e insiste sulla promozione di una continua mobilità da un Paese all'altro - è perfino preoccupata in quanto tale mobilità non è ancora abbastanza generalizzata, specie per i lavoratori specializzati, dice. La tendenza al deterioramento era già presente ovunque prima della pandemia nei potenti Paesi capitalisti dove milioni di lavoratori dei colossi industriali, che ritenevano di essere al sicuro in questi luoghi di lavoro, ricevono ora le lettere di licenziamento. 7500 alla Renault, 12000 alla Boeing, 7500 all'Air France, 15000 all'Air bus, 35000 all'HSBC - e l'elenco potrebbe continuare...

Per questo noi lavoratori e autonomi greci e immigrati dobbiamo essere pronti e preparati a lottare contro la crisi dei capitalisti. Al di là di qualsiasi differenza tra un Paese e l'altro, la questione centrale è che, ovunque voi siate, vi uniate ai lavoratori greci nell'organizzazione della lotta - non dobbiamo accettare di pagare la crisi capitalista, non dobbiamo tollerare la miseria, la disoccupazione, la vita senza diritti e lo sfruttamento, né per i greci né per gli immigrati. Dobbiamo organizzarci nel sindacato e combattere insieme per l'abolizione di tutte le leggi contro i lavoratori del memorandum, per la contrattazione collettiva, per aumenti di salari e stipendi, per sanità, scuola, sport e cultura gratuiti. Essere tutti uniti nel KKE, per una vita all'altezza delle nostre esigenze attuali e reali.

Abolizione di tutte le leggi e le decisioni che violano i diritti dei profughi e dei richiedenti asilo, sanciti dalla Convenzione di Ginevra.
Abolizione del regolamento di Dublino e del trattato UE-Turchia.
Chiusura di tutti gli hotspot sulle isole, con il trasferimento dei richiedenti asilo sul continente e nei Paesi di destinazione. La lotta radicale degli abitanti delle isole contro i piani del governo dimostra la forza dell'azione popolare.

Favorire il trasferimento di tutti i profughi e i migranti intrappolati in Grecia verso i Paesi di destinazione, con priorità immediata e urgente per i minori non accompagnati e i beneficiari dei ricongiungimenti familiari.
Fornitura al sistema dell'asilo di tutto il personale necessario, trasformazione dei contratti di lavoro in contratti permanenti, messa in atto di procedure d'asilo rapide e conformi alla Convenzione di Ginevra per tutti coloro che desiderano restare in Grecia, misure sanitarie e di sicurezza a favore dei lavoratori.
Nessun coinvolgimento delle ONG

Autorizzazione a presentare la richiesta d'asilo in territorio turco e a recarsi direttamente nei Paesi di destinazione
Permessi di soggiorno a lungo termine per i migranti economici, senza pagamenti, multe e lunghe attese. Procedure rapide e ragionevoli per l'ottenimento della cittadinanza greca, senza pagamenti punitivi.
Provvedimenti atti a fornire un sostegno adeguato e personalizzato ai profughi e a favorire la loro integrazione.

Basta bambini rinchiusi in carceri e campi di detenzione ed esclusi dalla scuola. Abolizione del provvedimento che limita fortemente l'ottenimento della cittadinanza per i bambini disabili.
Diritto all'assicurazione e alla pensione e possibilità di trasferire tale diritto nei Paesi d'origine

Isolare e combattere la violenza razzista e fascista dei gruppi e delle organizzazioni nazifasciste

Sin dagli anni Novanta il KKE è schierato con gli immigrati e i profughi, lotta per la loro organizzazione nel sindacato e organizza le loro lotte.

Ma soprattutto, il KKE ha una proposta politica per uscire da questo incubo: il socialismo. Lo affermiamo con chiarezza - i rapporti di forza non sono né eterni né statici, nel nostro Paese così come nella nostra regione in generale. Sono destinati a mutare in misura significativa sia qui in Grecia sia in tutto il mondo. Il cammino verso l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo inizia da quanto segue:

Socializzazione dei mezzi di produzione concentrati, con un piano economico centralizzato che colleghi tutti i produttori sul solido terreno garantito dal lavoro e dalla proprietà sociale delle fabbriche, delle fonti di energia interne, delle ricchezze minerarie, della terra e delle infrastrutture. I veri proprietari sono coloro che sono in grado di risollevare la società dalla crisi e di rimettere in moto la produzione. Sono loro i veri produttori. Sono gli eroi invisibili che hanno illuminato i giorni della pandemia, gli operai e gli impiegati, i veri protagonisti. È la classe operaia moderna.

Basta con i parassiti, i rapinatori, i predatori, i capitalisti. Il loro sistema è insanabile, a prescindere da quale governo borghese verrà eletto.

Nell'Unione Sovietica, il socialismo risolse grandi problemi popolari irrisolti quali la piena occupazione con pieni diritti, la casa, sanità e istruzione universali e gratuite, sicurezza per il futuro. Tutti questi risultati vennero ottenuti non mandando in esilio il 30 o il 40% della popolazione, come si fa oggi, per permettere agli altri di vivere ai limiti della sopravvivenza. La prova della superiorità del socialismo è stata la sua capacità di unire i popoli, tenendo insieme per decenni etnie, lingue e religioni diverse che si sono frantumate in mille pezzi dopo la controrivoluzione. Imparando dalle enormi possibilità e dagli eventuali punti deboli di questa esperienza, rimaniamo sempre più determinati a lottare per la conquista dei diritti dei popoli.

Il nostro futuro non è il capitalismo, ma il mondo nuovo - il socialismo!
Lottando in prima linea e con determinazione, vinceremo!"

 

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

06.07.2020